EADEM MUTATA RESURGO coming soon

CAMBIATA, EPPURE LA STESSA, RISORGO.

L'opera prende visione e forma da diversi punti di vista per ottenere un punto focale che unisca le diverse prospettive: il tema centrale è la trasformazione in cui è necessaria una rigenerazione di uno stato in un altro.

Spesso questo tipo di riflessione si riconduce alla morte come qualcosa di incerto e di inesorabile fine: sto invece cercando quello che non vedo e il senso di ciò che tutto accomuna …la stessa sorte, come qualcosa di negativo, o lo stesso scopo, come qualcosa di costruttivo. In parole cerco quello che cercano tutti da secoli: il senso della vita.

Per cui mi è sembrato logico e naturale partire dall'elemento acqua e dunque dalle leggende legate al mare in cui i fenomeni atmosferici e marini prendevano forma di mostri divenuti poi leggendari.

I mostri minacciano la vita dell'uomo ed hanno il potere di distruggerla se l'uomo tenta di sfidare la propria sorte. L'esistenza umana è costellata di imprese in tal senso ma la vita per ogni essere vivente è essenzialmente questa, una sfida continua per esistere.

Cerco dunque di oltrepassare

la forma del mito e di darne una forma scientifica:

Scilla e Cariddi perdono le loro sembianze inquietanti di terribili e violenti mostri distruttori e si rivelano per ciò che sono veramente: una legge universale che segue il suo movimento di incontri tra energie terrestri e cosmiche. 

Con il termine cosmo in filosofia s'intende un sistema ordinato o armonico. L'origine della parola è il greco κόσμος (kósmos) che significa "ordine" in particolare quello assunto dall'esercito schierato per la battaglia ed è il concetto opposto a caos. Nel linguaggio scientifico cosmo è considerato sinonimo di Universo, in particolare in relazione al continuum spazio-temporale dentro l'ipotetico multiverso. In russo, la parola κосмос (kosmos) significa semplicemente "spazio".

 

Collegato al termine cosmo sono anche il cosmismo russo, una corrente di pensiero emersa inRussia all'inizio del XX secolo, che metteva la conquista del cosmo al centro della propria dottrina e l'antropocosmismo principio fondamentale del sistema olistico filosofico del filosofo-scienziato russo Valerij Sagatovskij

 

Quindi quello che non si vede determina la forma di ciò che vediamo e viviamo come di sconosciuto o misterioso o di inspiegabile. grazie all'osservazione ed alla ricerca la mitologia ha ceduto il posto alla scienza che ogni giorno ci mette dinnanzi a piccole scoperte che rivelano la grandezza di un disegno cosmico ancora indecifrato. Proprio perchè non interamente visto e codificato nella scienza ha un ampio posto di rilievo l'intuito che io sento di avvicinare ad un sentire vicino alla fede. Non una fede religiosa ma un sentire cosmico che è nell'anima di un motivato e generoso scienziato. Io non sono uno scienziato ma avrei tanto voluto esserlo. Un pò di questo sentire, spronata istintivamente da una curiosità verso la ricerca scintifica, sento di possederlo e lo traduco in forme artistiche grazie al mio linguaggio intrinsecamente legato alla matematica alla geometria ed alla modularietà della vita: ovvero l'origami. Attraverso il mio operato artistico rifletto il mio pensiero sull'esistenza e mi interrogo sulle forme della vita: questo mi spinge a studiare cose nuove, riprendendo il lungo percorso dell'esistenza umana. Denominatore comune è la condivisione della stessa domanda: che senso ha la nostra esistenza se poi dobbiamo morire? La decodificazione del disegno segreto del senso dell'esistenza credo sia ormai giunta al suo svelamento. Forse l'abbiamo sempre saputo e mai accettato, sopratttutto ora che il nostro egocentrismo è avidamente radicato al posto della nostra anima mundi. 

L'Anima del mondo (nota anche in latino come Anima Mundi)[1] è un termine filosofico usato dai platonici[2] per indicare la vitalità della natura nella sua totalità, assimilata a un unico organismo vivente. Rappresenta il principio unificante da cui prendono forma i singoli organismi, i quali, pur articolandosi e differenziandosi ognuno secondo le proprie specificità individuali, risultano tuttavia legati tra loro da una tale comune Anima universale.

come tutti i viaggiatori sia per mare che per terra sia per dimensioni sconosciute tra la vita e la morte, di questo mondo voglio sapere dove sto andando e se anche la meta non fosse ben definita da un luogo, voglio sapere almeno cosa mi porta a compiere il mio più importante viaggio, quale sia la motivazione di tutto ciò che faccio fino alla fine dei miei giorni.

un vortice a forma di spirale non è solo tipico di un uragano o di una corrente marina, ma è una forma disegnata o costruita in tutte le forme di natura a partire da quelle più delicate e inoffensive: mentre la scolpisco incastrando i miei moduli origami ne indago il senso onnipresente di questa forma e trovando le leggi invisibili che la definiscono.

Guardando le infiorescenze di un girasole, è possibile notare qualcosa che invece spesso ci sfugge e diamo per scontato: la distribuzione dei singoli fiori segue una regola precisa. Non siamo più abituati all’osservazione attenta dell’universo che ci circonda e purtroppo non ci accorgiamo che la bellezza della natura ci parla attraverso il linguaggio della matematica.

Tutti gli esseri viventi hanno bisogno di accrescersi nella maniera migliore possibile, la più efficiente, quella che permetta il minor dispendio di energia e i maggiori vantaggi per la propria sopravvivenza. Partendo da questo presupposto, riusciremo a notare le perfette geometrie seguite non solo nel mondo vegetale ma anche in quello animale: ci sono molluschi quali il Nautilus, la cui conchiglia in sezione ci svela un’ipnotica spirale, la stessa seguita dalla coda arrotolata dei camaleonti.

….ma esiste anche una forza o delle forze che guidano queste forme?

Qual è la legge che si nasconde dietro queste forme ricorrenti?

Avrete sicuramente sentito parlare della sezione aurea e della serie di Fibonacci durante le lezioni di storia dell’arte o di matematica. Perché sono legate al linguaggio geometrico della natura? La sezione aurea, o rapporto aureo, è una delle costanti matematiche più antiche ed è un rapporto tra grandezze tale che la parte maggiore di un segmento sia legata alla parte minore esattamente come il segmento di partenza stesso con la parte maggiore da esso ricavata. Tale valore è detto ϕ e corrisponde a circa 1,618.

 

Leonardo Pisani, conosciuto come Fibonacci, matematico vissuto tra il XII e il XIII secolo, introdusse invece la famosa successione per realizzare un modello matematico della crescita di una popolazione di conigli, in un determinato numero di mesi. Cosa hanno in comune tra di loro la serie di Fibonacci e ϕ? Il rapporto tra qualunque numero della serie e il suo precedente tende a 1,618, il numero aureo. E cosa lega tutta questa matematica alla natura? Ad esempio, il numero dei petali dei fiori segue la successione di Fibonacci e queste cifre compaiono anche nella distribuzione delle infiorescenze che avete potuto osservare in foto, nel girasole.

 

 

Una spirale del cavolo

 

 

E la spirale del Nautilus? È definita spirale logaritmica ed è ottenuta tracciando la traiettoria di un punto che si muove di moto rettilineo uniforme accelerato su una semiretta, la quale si muove a sua volta uniformemente intorno alla sua origine. Quando il rapporto costante tra i raggi consecutivi di questa spirale è pari a ϕ, essa viene definita aurea. La stessa spirale la troviamo nel cavolo romanesco che, a sua volta, segue una struttura frattale, ossia si ripete nella sua forma nella medesima maniera ma su scale diverse.

il frattale la monade il modulo l'autosimilarità tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande non sono per me casualità ed è questo che la scienza si occupa di decodificare. perchè se nel tempo si è riusciti a creare strumenti per indagare il meraviglioso micro mondo è ovvio che decodificato quello è possibile  trovare un codice comune che si estenda verso l'intero universo ….se intimamente legati da forze cosmiche non ancora comprese.

dunque scompaiono i mostri, la morte in teoria è la fine non dell'esistenza ma solo la trasformazione della materia: vivere rimane dunque un percorso ad ostacoli, una scuola che continuamente ci mette alla prova e ogni istante ci insegna se abbaimo occhi per vedere cosa sia veramente l'evoluzione. l'anima forse esce dal corpo come energia che si riconnette al tutto. tutte le faccende inutili che ci possiedono ci abbandonano e ne intuiamo la faticosa inutilità: tutto si semplifica, ma allora perchè aspettare questa consapevolezza dalla morte, quando non è più possibile ritornare indietro? esistersse la reincarnazione, allora si può proseguire il proprio viaggio con un altro corpo. eh già perchè per me il corpo è diventato non più uno strumento da seduzione ma il vascello con il quale tentare il perdurare di questo cammino. la mia nave si chiama Amanda ed invece di andarmene in giro per il mondo, che rimane pur sempre un mio grande desiderio, sono focalizzata a tentare di fare totalmente mie altre più importanti consapevolezze: abisso amanda e alla ricerca del mondo perduto sono le mete del mio viaggio in cui due persone si incontrano e si parlano con il fine di trovare una soluzione comune. amanda è condivisa da due coscienze. una è antica e segnata da 46 anni di vicoli ciechi e l'altra nasce continuando a sbattere contro questi muri, senza mai trovare la via giusta. la via c'è ma comporta una rieducazione totale e coraggiosa oltre questo stato di cose attuale. il mondo perduto va ricostruito rieducato e instaurato come originario…..

….ma sto inoltrandomi in opere future prossime.

 

la forma del'opera: ho deciso di creare la spirale logaritmica iperbolica costruendo le sezioni cubiche dei numeri della sequenza di Fibonacci. la spirale logaritmica che parte da uno e arriva a 34 cresce da terra seguendo un verso. sopra di essa ne creerò una uguale ma rovesciata e posta sopra quella 'terrestre':una spirale che si erge e cresce da un oscuro fondale marino in cui domina la stessa regola. il fondale non è un informe ammasso roccioso ma un insieme di tanti spirali che salgono verso la superficie marina in forma di tentacoli. un fondo scuro come 'corpo' di mostro marino che fa salire i suoi tentacoli sempre più definiti e riconoscibili. cariddi è rappresentato da questa roccia in cui incastono fossili di molluschi marini.  polpo, calamaro o seppia gigante o octopus o piovra o kraken e piccoli e fragili nautili. tutti legati dalle stesse forme.

ritmo sole terra ighina

 

 

 

 

cosa ci faccio qui bruce catwin

 

 

 

Scilla e Cariddi erano due mostri marini che vivevano nello stretto di Messina.

La leggenda narra che Scilla era una splendida ninfa, figlia di Forco e Crataide. Trascorreva i suoi giorni nel mare, giocando con le altre ninfe e rifiutava tutti i pretendenti.

Quando il dio del mare Glauco si innamorò di lei, andò dalla maga Circe a chiedere un filtro d’amore, ma Circe a sua volta si invaghì di lui.

Rifiutata da Glauco, rosa dalla gelosia, trasformò la rivale Scilla in un mostro con dodici piedi e sei teste, nelle cui bocche spuntavano tre file di denti. Secondo alcuni, intorno alla vita aveva appese teste di cani che abbaiavano e ringhiavano ferocemente. Scilla era immortale e l’unica maniera per difendersi da lei era quella di invocare l’aiuto di sua madre, la ninfa del mare Crataide.

Il mostro si nascose in una spelonca dello stretto di Messina, dal lato opposto a quello di Cariddi, e quando i naviganti si avvicinavano a lei, con le sue bocche li divorava.

Venne infine trasformata in roccia, e in questa forma la trovò Enea passando dallo stretto.

Cariddi è un mitico gorgo dell’estremità settentrionale dello stretto di Messina.

Descritto come un mostro figlio di Poseidone e di Gea, succhiava l’acqua del mare e la risputava tre volte al giorno con tale violenza da far naufragare le navi di passaggio.

Odisseo, dovendo passare necessariamente tra i due mostri, preferì avvicinarsi a Scilla poiché Cariddi avrebbe portato sicuramente la distruzione delle navi. Più tardi, dopo che i suoi uomini erano stati uccisi da Zeus per aver catturato gli armamenti di Elio, la nave di Odisseo venne attratta dal gorgo di Cariddi, e l’eroe sopravvisse soltanto perché riuscì ad aggrapparsi ad un fico che sbucava dall’acqua. Quando, ore dopo, ricomparve la nave, Odisseo s’aggrappò ad un albero riemerso, ed ebbe salva la vita.

maga Circe, che innamorata di Ulisse lo mette in guardia sui pericoli che lui e i suoi compagni di viaggio avrebbero dovuto affrontare attraversando lo Stretto di Messina. Se per sfuggire al canto ammaliatore delle sirene ad Ulisse basterà riempire le orecchie dei compagni di cera fusa e farsi legare all’albero della sua nave, non sarà altrettanto semplice e indolore affrontare i due terribili mostri che insidiosi presidiano le due sponde dello Stretto. Scilla infatti con le sue sei teste divorerà sei dei suoi più forti compagni. Circe però parla anche di Cariddi, un mostro che per tre volte al giorno inghiotte

  Simile ad una lampreda con una gigantesca bocca piena di varie file di numerosissimi denti e una voracità infinita, Cariddi risucchiava l'acqua del mare e la rigettava (fino a tre volte al giorno), creando enormi vortici che affondavano le navi in transito. Le enormi dimensioni del mostro facevano sì che sembrasse tutt'uno col mare stesso.

fragorosamente l’acqua del mare e per tre volte la getta fuori: meglio affrontare la terribile Scilla e perdere sei compagni piuttosto che opporsi a Cariddi che avrebbe distrutto la nave e ucciso l’intero equipaggio! Così quando Ulisse e i suoi compagni iniziano ad attraversare lo Stretto, sono distratti dal movimento delle acque prodotto da Cariddi, e proprio questa distrazione li inganna, poiché è quello l’esatto momento in cui Scilla decide di attaccarli….

"Nell’antichità, a causa della tenuità e precarietà dell'informazione, spesso accadeva che voci e dicerie col passare dei secoli si accrescessero (fama crescit eundo, dicevano infatti i latini, o anche rumor multa fingit) fino a perdere il loro originario significato, talvolta addirittura trasfigurandosi in mitologia; quella della pericolosità della navigazione all’imboccatura settentrionale dello stretto di Messina, ossia in corrispondenza del passaggio tra la penisoletta di Scilla in Calabria e il capo siciliano di Cariddi, pericolosità considerata tale da arrivarsi addirittura a far derivare questi nomi da quelli di due mitologici spaventosi mostri divoratori di naviganti, in verità non corrisponde per nulla alla realtà delle cose, non essendoci infatti alcuna evidenza storica che ci confermi un particolare rischio nell’affrontare quel passaggio marittimo mediterraneo, il quale inoltre non fu nemmeno mai universalmente riconosciuto come rischioso quanto lo furono invece quello di Capo Horn, quello di Buona Speranza e quello di Agulhas, passaggi questi ancor oggi battuti da violenti venti e possenti correnti oceaniche. Da dove nasceva allora questa paurosa fama di Scilla e Cariddi? Probabilmente una certa pericolosità per le piccole e leggere imbarcazioni antiche doveva esserci, ma questo evidentemente prima che i frequenti e devastanti terremoti e maremoti succedutisi nel corso del tempo in quella sfortunata zona ne avessero sicuramente mutato la geografia sottomarina…

In quel tratto di mare i vortici sono causati dall'incontro delle correnti marine, ma non sono di entità rilevanti.

Il primo a parlarci di Scilla e Cariddi come di mitici mostri sanguinari fu Omero nella sua Odissea, poema a cui poi tanti antichi scrittori si rifecero data l’autorevolezza della fonte. Nacque pertanto più tardi il detto: ‘Incappa in Scilla volendo evitare Cariddi’ (Incidit in Scillam, cupiens evitare Charybdimma in realtà schille (σϰίλλαι) nome greco calabrese, e caridi (ϰαρίδες), nome greco siciliano, avevano lo stesso significato, trattandosi infatti di due dei tanti nomi che allora nel Mediterraneo si davano ai gamberetti; un altro per esempio era palinuri (παλίνουροι), ma questo si usava più a nord, cioè per indicare quei crostacei che si potevano trovare e pescare appunto a Capo Palinuro (per inciso, anche questo nome poi fu mitizzato). Molto probabilmente dunque ‘essere tra Scilla e Cariddi’ non significò in origine trovarsi tra due pericoli di pari gravità, come più tardi invece si fraintese, ma volle semplicemente dire ‘se non è zuppa è pan bagnato’, cioè ‘è inutile che tu te ne stia a riflettere se far sosta a Scilla o a Cariddi, tanto sempre gamberetti dovrai mangiare’. E dovevano essere anche crostacei molto buoni perché Il Suida narra che il famoso buongustaio romano Apicio, autore di un ricettario di cucina vissuto tra 1º secolo a.C. e 1º secolo d.C., era talmente ghiotto di gamberi, gamberetti e astachi che girava il Mediterraneo su una sua nave recandosi e fermandosi là dove c’era fama che si trovassero i migliori crostacei; e proprio per questo motivo fu costretto a soggiornare per qualche tempo a Minturno nel Lazio, perché ne aveva fatto proprio là scorpacciate tanto smodate da restarne ammalato. Suida, Lexicon, graece et latine. T.3, p. 266. Halle e Brunswick, 1705.")Guglielmo Peirce, Le origini preistoriche dell'onomastica italiana"

La spirale è una conseguenza della forza di Coriolis che provoca un movimento verso destra degli oggetti con velocità non nulla nell'emisfero nord e verso sinistra nell'emisfero sud. Perciò quando i venti soffiano sulla superficie oceanica (in maniera "continua"), nell'emisfero nord, si crea uno strato superficiale detto strato di Ekman, che può andare da 45 m fino a 300 m (in condizioni ottimali), in base alle caratteristiche del bacino idrico, alla forza del vento o alla latitudine. La corrente di superficie, in questo strato, si muove a 45° verso destra rispetto alla direzione del vento.

Quando l'acqua sulla superficie spinge l'acqua sottostante a causa delle forze d'attrito, questa si muove ulteriormente verso destra rispetto alla direzione del vento, e così per tutti gli strati più profondi ancora. Scendendo in profondità, a causa della deflessione della corrente, la velocità dell'acqua diminuisce progressivamente fino ad annullarsi.

Il fenomeno è osservabile in mare nelle correnti marine e nelle derive glaciali di superficie.

Un ulteriore fenomeno presente nello strato di Ekman è il trasporto di Ekman.