PIEGHE PER SPIEGARE
 
L'evidenza immaginativa imposta dalle opere di Amanda Chiarucci è legata ad una dis-articolazione della sostanza con cui opera che, lasciata vibrare nella dialettica delle piegature e delle forme eseguite in successioni ripetute, mette in risalto una fioritura di intonazioni compositive che spingono l'immagine originaria a oscillare in una mobile e fluida tattilità scultorea. Le sue carte acquisiscono, infatti, sulla superficie bidimensionale, la franta emersione di strutture disseminate che, nell'apparente casualità del loro ordine, definiscono la superata lettura di un linguaggio prefigurato per dilatare, nel nuovo orizzonte da loro scritto in rilievo, un inedito codice semantico.La costante riformulazione delle stesse pieghe, con un processo affine all'arte calligrafica, dove non sono ammesse né imprecisioni né errori, è mezzo per l'artista – e poi per chi poi osserva e ammira l'opera finita – per decifrare una trasformazione lenta e inevitabile che anima l'inanimato, che attiva quello che è sopito e sottaciuto: come se polarità vitali silenti fossero innescate, vediamo generarsi e affiorare organismi, forme biomorfe, profili paesaggistici, che, oltrepassando la semplice composizione di geometrie aggregate, si organizzano in naturali formulazioni vive e palpitanti.
La ripetizione in serie aiuta l'artista a scrivere la concretezza fisica delle sue visioni che scaturiscono dal virtuoso germinare di questo brulicante tracciato segnico, la cui complessa moltitudine è chiave per comprendere l'efficacia del suo profondo impatto emotivo.L'importanza della serialità della sua azione, del resto, s'impone sul materiale ripetendo, come un mantra, lo stesso gesto e configura, nelle pieghe dei suoi origami, il segno e il senso del valore del tempo e delle sue anelanti tensioni sensibili come mezzo che si interpone tra l'idea e il pensiero emotivo e la sua esecuzione rigorosa, mai espressivamente gestuale, anche se colma di evidenti libertà stilistiche e immaginative. La tecnica aiuta a rendere consapevole proprio la conoscenza espressiva e il suo dettato interiore che ha, quindi, modo di scaturire sorgivo nella sua indipendente spontaneità; un assunto, questo, in cui la compostezza delle forme trasgredisce proprio ogni predeterminazione ordinata per concedere all'altro, a chi osserva, il fascino di una potente energia che viene sempre colta nel pieno del suo semplice e complesso fluire spontaneo.
Gli elementi assemblati da Chiarucci portano ad una frammenta scrittura, senza lessico e senza alfabeti, senza grafie e senza regole, che si fanno forza attraverso l'evidenza della loro intima e potente tensione rappresentativa, capace di assumere l'armonia della logica e della fisionomia di infinite forme, sempre e comunque possibili. Queste opere agiscono per trasformazioni successive e, piega dopo piega, accumulazione dopo accumulazione, delineano un linguaggio con cui l'artista sa spiegare al mondo la bellezza che oltrepassa l'orizzonte delle cose note per delimitare l'infinita bellezza della vita che tocca l'immaginario del e nel pensiero.Crescono dinnanzi lo sguardo le opere di Amanda Chiarucci, ondeggiano di pienezza nel ricorrente, mai pedissequamente ripetuto, intrecciarsi suscettibile delle sue traiettorie concrete che valicano limiti e confini, riempiendo vuoti e generando altri spazi, dove lasciare al tempo la capacità nuova di sedimentare e alimentare, senza enfasi, la fantasia effettiva delle sue apparizioni, prima della altre loro prossime s-conosciute elevazioni.
Matteo Galbiati
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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